1993-2018
25 anni
di presenza

Pro Loco "Felix Civitas Lauretana"

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Per custodire al meglio La santa Casa, a partire  dal 1469 per volere di Papa Paolo II si diede inizio all'edificazione della Basilica attuale.
La Santa Casa  è incastonata al centro della basilica, come una pietra preziosa il contrasto tra la bellezza e la raffinatezza delle opere che la circondano rende ancor più suggestivo l'interno, umile e in penombra della sacra reliquia.
Qui sotto gli occhi della Madonna nera il sentimento più forte è quello di affidarsi alla volontà di Dio. In questo luogo da secoli ci si affida alla celeste custodia attraverso la figura della Vergine madre di Dio.
Il sacro sacello è custodito e protetto  a modi scrigno da un rivestimento marmoreo. L'opera scultorea che compone il rivestimento è da considerare indiscutibilmente tra le maggiori  più belle e complesse del Rinascimento italiano. Fu progettato da Donato Bramante (1506 c.a.) a somiglianza dell' "Ara Pacis" e fu voluto da Giulio II. Per portare a termine l'opera ci sono voluti 70 anni e il talento di molti scultori tra i quali: A. Sansovino, B. Bandinelli, R. da Montelupo, N. Tribolo, F. da Sangallo, D. D'Aima, I fratelli Lombardo e i fratelli Della Porta, A. da Sangallo.
Le figure scolpite rimandano alle profezie del mondo giudaico e dl mondo pagano relative all'Avvento del Messia, portatore di salvezza, e attraverso scene di vita della Vergine Maria. Notevole è  l'Annunciazione del Sansovino, che fa da pala all'altare maggiore; sulla parte posteriore del complesso è stata scolpita la Traslazione della S. Casa
 
La cupola è stata affrescata da Cesare Maccari tra il 1890-1907. il grandioso ciclo della Glorificazione della Vergine raffigura le litanie lauretane. Le quarantasei invocazioni alla Vergine compaiono scritte su rotoli sorretti da angeli, raffigurate in tabernacoli con simboli del Vecchio Testamento ed espresse mediante le gerarchie celesti. Questo nuovo impianto pittorico ha sostituito gli affreschi del Pomarancio gravemente deteriorati dal tempo.
 
Le nove cappelle absidali disposte  intorno alla Santa Casa furono affrescate alla finedell'800  con il contributo dei cattolici di varie nazioni del mondo, per questo oggi sono dedicate a quelle nazioni. Parteciparono alla decorazione importanti pittori quali: L. Seitz, M. Faustini, C. Donati, A. Gatti, B. Biagetti, C. Lameire, B. Steffanina.
 
I restauri integrali degli spazi intorno alla Santa Casa hanno risparmiato solo la Cappella dei Duchi di Urbino che conserva gli affreschi di Taddeo Zuccari risalenti al 1582 e gli splendidi stucchi dal Brandani.

La pala d'altare, la Visitazione dipinta da Federico Barocci nel 1580, è custodita presso i Musei Vaticani. A Loreto è presente una copia in mosaico risalente al XVIII secolo.
Sagrestia di San Luca  è arredata con splendidi armadi intarsiati del XVI secolo. Da qui si passa per accedere nella Cripta del S. Crocifisso.
Sagrestia di San Marco. La Sagrestia di San Marco è una delle quattro sagrestie del santuario della Santa Casa a Loreto. Ospita un pregevole ciclo di affreschi di Melozzo da Forlì, databili al 1484-1493. È uno dei primi esempi di cupola decorata sia con figure sia con finti elementi architettonici illusionistici. Melozzo raffigura  degli angeli che sorreggono gli strumenti della Passione e Profeti nella volta, e l'Ingresso di Gesù a Gerusalemme alle pareti.
Sagrestia di San Giovanni. La sagrestia venne decorata presumibilmente dalla seconda metà degli anni settanta del Quattrocento, su commissione di Girolamo Basso Della Rovere, che ebbe giurisdizione su Loreto dal 1476 al 1506 e fu cardinale dal 1477: il suo stemma si vede al centro della volta.
L'opera venne affidata al giovane Signorelli poiché  si era fatto notare nelle Marche in quegli anni, tra i migliori allievi di Piero della Francesca, capace di sintetizzare molteplici stimoli artistici che animavano allora il centro Italia.  Il pittore rappresenta angeli musicanti nella volta, gli Apostoli e l'Incredulità di S. Tommaso alle pareti, e La conversione di Saulo nel sovrapporta. Sono di sua mano anche i monocromi che si trovano sulla volta della navata centrale della basilica.
Cappella del Battistero è la prima cappella a sinistra, ha la volta dipinta dal Pomarancio e Fonte battesimale in bronzo di Tiburzio Vergelli, lavorato tra il 1600 e il 1607. Andito della Sagrestia Nuova decorata con eleganti stucchi di F. Selva (sec. XVII), custodisce inoltre una collezione di dipinti di vari artisti tra cui Guido Reni e Simone Cantarini.
Sagrestia Nuova o Sala del Tesoro. Dal transetto sinistro si accede alla monumentale Sala del Tesoro, voluta da Papa Clemente VIII per accogliervi l'ingente cumulo dei doni votivi. Il tesoro è stato spesso depredato, in particolare da Napoleone, nel 1797, che col Trattato di Tolentino asportò i pezzi migliori e più preziosi. Gli oggetti più importanti rimasti sono ora custoditi nel Museo pinacoteca della Santa Casa che ha sede nell'attiguo Palazzo Apostolico.
La Sala, dalla maestosa volta a padiglione, venne interamente decorata con stucchi e affreschi da Cristoforo Roncalli detto il "Pomarancio", che fra il 1605 e il 1610 vi dipinse le vivaci "Scene della vita di Maria" alternate a sei Profeti e altrettante Sibille.
Basilica inferiore o Cripta dei Santi Pellegrini: l'ampio ambiente è stato recuperato in occasione del Giubileo del 2000. L'altare è stato realizzato recuperando dei mensolini antichi. La croce processionale è stata creata da Valeriano Trubbiani e donata dall’Ordine Equestre del Santo Sepolcro di Gerusalemme. La porta d’ingresso in cui è rappresentata l'Annunciazione ad ante chiuse, il Trasporto della Santa Casa e la Vergine Lauretana ad ante aperte, è opera di Massimo Aranci.
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